sabato 28 marzo 2020

COMPITI


Domande pag. 296


  •  Che cos'è la "legge dei tre stadi"?
Comte elabora questa legge, "la legge dei tre stadi" per fare riferimento alla conoscenza umana e al suo tentativo di spiegare la realtà fisica e sociale.
Il primo stadio è detto "teologico", dove i fenomeni naturali e storico-sociali vengono concepiti come frutti dell'azione divina.
Il secondo stadio è detto "metafisico", dove si tende a sostituire gli dei con entità astratte.
L'ultimo stadio è detto "positivo", dove l'uomo previene una conoscenza scientifica dei fenomeni.

  • Qual è stata l'importanza di Marx per la sociologia?
L'importanza di Marx per la sociologia: la sua riflessione  mette in luce l'elemento da cui si genera la rappresentazione illusoria e contorta che si ha della società: è la tendenza degli uomini a elaborare una visione della realtà condizionata dalla loro posizione sociale e dagli interessi a essa connessi.

  • In che senso Durkheim parla di "dimensione sociale" del suicidio?
Basandosi su una raccolta di dati empirici, lui cerca di interpretare il fenomeno delle morti volontarie come un fatto "sociale". A questo proposito ci sono 3 condizioni:
  1. quando l'integrazione sociale è debole e l'individuo finisce per far capo solo a se stesso, si verifica così  il suicidio egoistico.
  2. quando l'individuo fatica a trovare la propria individualità e ripone la sua essenza in un valore collettivo, si verifica il suicidio altruistico
  3. quando viene meno il potere morale della società di disciplinare le passioni dell'individuo, si verifica il suicidio anomico.
  • Che cos'è un "tipo ideale" e qual è la sua utilità per l'indagine sociologica?
I tipi ideali sono modelli interpretativi generali che il ricercatore elabora a partire dalla realtà empirica, selezionando o accentuando determinati aspetti di questa realtà, creando una configurazione più coerente. Il tipo ideale funziona come un modello di riferimento rispetto al quale inquadrare i singoli casi, è utile per stabilire confronti e correlazioni tra i fenomeni oggetto di ricerca.

  • A chi si deve l'espressione "disincantamento del mondo" e a che cosa si allude?
Questa espressione si deve a Karl Marx e con disincantamento del mondo si inende venir meno degli aspetti magici e religiosi della vita.

  • Qual è il contributo offerto da Pareto allo sviluppo della sociologia?
Pareto ha dato un contributo significativo alla sociologia. Nelle sue intenzioni la sociologia è un corpus di concetti e dottrine che riguardano la società, il diritto, la morale e la politica. Il fulcro di queste questioni è l'agire umano che si classifica in modo diverso e originale. Secondo lui, le azioni umane possono essere:
  1. logiche: azioni in cui la connessione tra mezzi e fini presente nel soggetto ha una rispondenza oggettiva.
  2. non-logiche: azioni dove questa rispondenza manca
  • Cosa intende Park per "ecologia umana"?
Park dice che i fenomeni sociali debbano essere compresi in relazione a quei meccanismi di competizione, selezione e adattamento che secondo la biologia, sono alla base del rapporto tra organismi e il loro ambiente.

  • In che senso, secondo Park, la realtà urbana produce nuovi "tipi umani"?
Lui nota come la divisione del lavoro conseguente all'urbanizzazione abbia creato nuove figure professionali e nuove istituzioni e organizzazioni che sostituiscono le tradizionali reti di relazioni tra le persone. Queste realtà creano nuovi "tipi" umani e nuove dinamiche relazioni.


Verifica pag. 308

1.
a) Per Toennies nella "società" tendono a prevalere rapporti di natura utilitaristica = VERO
b) Secondo Pareto, le azioni umane non sono sempre logiche = VERO
c)Durkheim è il principale ispiratore delle cosiddette "sociologie comprendenti" = FALSO
d)Secondo Park, l'ampiezza della popolazione urbana favorisce il controllo sociale nei confronti delle condotte devianti = FALSO

2.
a) Per Weber, l'azione del dottor Bianchi è =  STRUMENTALE
b) Quale padre fondatore della sociologia, sostiene la tesi del primato del sociale sull'individuale = Durkheim

3.
a) Per Weber,modello interpretativo elaborato dal ricercatore =  TIPI IDEALI
b) Per Pareto, razionalizzazioni addotte degli individui a sostegno della loro condotta = DERIVAZIONE

4.
a) La legge dei tre stadi di Comte cerca di spiegare la realtà fisica e sociale. Lui divide il cammino della conoscenza in tre stadi quello teologico, nel quale i fenomeni naturali e storico-sociali sono concepiti come frutto dell'azione divina; quello metafisico dove prevale la tendenza a sostituire gli dei con entità astratte e infine quello positivo secondo cui l'uomo perviene a una conoscenza scientifica di fenomeni.

b)Che cos'è la "fisica sociale" per Comte?
Per Comte la fisica sociale si divide in:

  • statica sociale: che studia la struttura del sistema sociale e le relazioni esistenti tra le sue parti
  • dinamica sociale: che invece studia lo sviluppo del sistema.

c)Cosa intende Marx con il termine "ideologia"?
Con il termine "ideologia", Marx pone una rappresentazione falsata della realtà, che viene elaborata dai membri di una certa classe sociale per difendere i loro interessi e il proprio operato, ma presentata nella forma di una verità oggettiva e condivisibile.
d)Che cosa pensa Durkheim sul suicidio?
Lui cerca di leggere il fenomeno delle morti volontarie come n fatto "sociale". Noi, invece pensiamo che le persone si uccidano in seguito a situazioni di tipo personale, ma in realtà secondo Durkheim queste circostanze si trasformano in "cause suicidogene", solo in presenza di condizioni sociali che rendono le circostanze intollerabili per l'individuo.
e)Che cosa sono le "azioni affettive" per Weber?
Per Weber le "azioni affettive" sono azioni che nascono da semplici bisogni emotivi del soggetto. Queste azioni affettive fanno parte delle quattro azioni sociali che lui ha identificato: azioni strumentali, azioni morali, azioni affettive e azioni tradizionali.

5.
Indica i "padri fondatori" della sociologia e illustra il loro contributo alla nascita della sociologia.
  • Auguste Comte: ha dato un contributo alla sociologia parlando della "legge dei tre stadi": quello teologico, quello metafisico e quello positivo.
  • Karl Marx: studia la tendenza degli uomini a elaborare una visione della realtà condizionata dalla loro posizione sociale e dagli interessi a essa connessi. 
  • Emelie Durkheim: ha sicuramente contribuito alla nascita della sociologia con lo studio sul suicidio
  • Max Weber: ha contributo alla sociologia parlando delle azioni sociali e dei tipi ideali.
  • Vilfredo Pareto: Lui ha dato un contributo significativo alla sociologia. Infatti per lui la sociologia è un corpus di concetti e dottrine che riguardano il diritto, la società, la morale e la politica, inoltre il fulcro di ciò è l'agire umano lui classifica in due tipi: azioni logiche e non logiche. Infatti lui dice che sarebbe impossibile comprendere il mondo sociale senza tener conto delle azioni non logiche e dell'universo simbolico in cui affondano le loro radici.
6.
Spiega il senso delle azioni "non logiche" per Pareto.
Pareto divide le azioni umane in due tipi:
  • la prima sono le "azioni logiche", ovvero sono azioni dove la connessione tra "mezzi" e "fini" nella mente dell'individuo hanno una rispondenza oggettiva nella realtà.
  • mentre le seconde sono le "azioni non-logiche", ovvero quelle azioni a cui manca questa rispondenza.

7. Cosa intende Park con l'espressione "ecologia umana" = Secondo Park anche i fenomeni sociali devono essere compresi in relazione a quei meccanismi di competizione, selezione e adattamento che, secondo la biologia, sono alla base del rapporto tra gli organismi e il loro ambiente.




VILFREDO PARETO




Pareto: l'agire umano tra logica e non-logica

Pareto | ~ gabriella giudiciUn contributo  alla nascente scienza della società proviene da Vilfredo Pareto.
Per Pareto la sociologia non è una disciplina specifica e distinta, ma un corpus di concetti e dottrine che riguardano, in generale, la società, il diritto, la morale e la politica.

Il fulcro di tali questioni è, per Pareto come per Weber, l'agire umano, che Pareto tuttavia classifica in modo diverso e originale .
Secondo il sociologo italiano le azioni umane possono essere: 
  •  logiche, cioè azioni in cui la connessione tra «mezzi» e «fini» presente nella mente del   soggetto agente ha una rispondenza oggettiva nella realtà, 
  •  non-logiche, cioè azioni in cui questa rispondenza manca.

Tuttavia, mentre la prima azione è logica, perché istituisce un nesso empiricamente riscontrabile, la seconda non lo è, perché il nesso che istituisce esiste solo nella mente del marinaio stesso.
Definire un'azione "non-logica" non significa ritenerla risibile o priva di significato: 
  • la distinzione tra logico e non-logico è spesso un'astrazione, 
  • le scelte non-logiche, pur non essendo l'esito di un ragionamento, hanno un qualche fondamento: esse scaturiscono da ciò che Pareto chiama «residui», cioè da quegli impulsi e da quegli stati emotivi di base a cui la natura umana obbedisce, e dalle «derivazioni», ossia dalle razionalizzazioni che, a posteriori, l'essere umano adduce a sostegno della sua condotta. 

Secondo Pareto, è impossibile comprendere il mondo sociale senza tenere conto delle azioni non-logiche e dell'universo simbolico in cui esse affondano le loro radici.
L'identificazione della sfera non-logica con l'ambito in cui il legame soggettivo tra mezzi e fini non coincide con un nesso oggettivamente esistente conduce lo studioso a una conclusione interessante. Può accadere, che un'azione non-logica compiuta dal soggetto per un determinato scopo si riveli in realtà funzionale al conseguimento di un altro obiettivo, non intenzionalmente perseguito dal soggetto ma logicamente implicato nella sua scelta.
Distinguendo tra il legame oggettivo mezzi fini e il legame percepito soggettivamente dall'individuo agente, Pareto accoglie implicitamente il principio dell'eterogenesi dei fini, formulato pochi anni prima dallo psicologo tedesco Wilhelm Wundt, e lo estende dalla vita psichica individuale all'intera realtà sociale.
Nella sua formulazione più generale, tuttora sottoscrivibile da ogni attento studio della società, tale principio è sintetizzabile in questi termini: gli effetti più importanti delle intenzioni vanno spesso al di là delle finalità intenzionalmente perseguite dai loro autori, e pertanto la realtà sociale non può essere compresa unicamente partendo dagli scopi che gli individui perseguono o dai valori in base ai quali orientano il loro agire.
Cos'è la logica e perché nessuno se la fila - Scienza con la ...


La Scuola di Chicago

A Chicago viene fondata l'università, all'interno della quale nasce il primo Dipartimento di sociologia degli Stati Uniti, è in questa struttura che prende forma la prima vera e propria riflessione sociologica sulla città, sviluppata dagli studiosi di quella che ancora oggi è conosciuta come "Scuola di Chicago". 
La Scuola di Chicago faceva capo a due sociologi in particolare: William Thomas  e, soprattutto, Robert Park.
Per via dello stretto legame che unisce la nascita della sociologia alla società industriale e quest'ultima allo sviluppo della civiltà urbana, possiamo dire che la città costituisce fin da subito un oggetto privilegiato della ricerca sociologica. 

Nello specifico, ciò su cui si concentra l'attenzione degli studiosi è la peculiarità del "vivere" urbano, capace di stravolgere modalità consolidate di socialità e interazione . 
Park muove dall'assunto che anche i fenomeni sociali debbano essere compresi in relazione a quei meccanismi di competizione, selezione e adattamento che, secondo la biologia, sono alla base del rapporto tra gli organismi e il loro ambiente: questa prospettiva interpretativa viene detta "ecologia umana". 

Secondo Park, anche la città va studiata in quest'ottica: si tratta di capire come i meccanismi suddetti intervengano nell'occupazione dello spazio urbano e nella definizione dei rapporti tra gli individui che lo abitano. 
Nel saggio " La città: indicazioni per Io studio del comportamento umano nell'ambiente urbano" Park si interroga in particolare sulla direzione che il modo di vita urbano imprime ai comportamenti umani e alle relazioni tra gli individui. 
Nota come la divisione del lavoro conseguente all'urbanizzazione abbia creato nuove figure professionali e nuove istituzioni e organizzazioni che sostituiscono le tradizionali reti di relazione tra le persone. 
Queste nuove realtà creano a loro volta nuovi "tipi" umani e nuove dinamiche relazionali. 
Park afferma che l'ampiezza della popolazione urbana comporta per forza di cose una grande eterogeneità e l'affermarsi di condotte anticonformiste, che in altri contati sarebbero scoraggiate dalla disapprovazione sociale.
I diversi tipi umani che vivono nella città tendono a dare vita a tanti piccoli "mondi" sociali, fisicamente vicini tra loro ma culturalmente distanti. 

MAX WEBER


Weber: la sociologia come studio delle azioni sociali 

Guidare sé stessi. Il concetto di condotta di vita in Max Weber ...
Comte e Durkheim,condividono la convinzione secondo cui la sociologia è scientifica poiché utilizza i metodi e i modelli consolidati e rigorosi delle scienze naturali. 
L'idea di un'analogia tra la conoscenza dei fatti umani e quella delle realtà naturali è messa in discussione da diversi settori della cultura. 
L'opera di Max Weber può essere letta come il tentativo di superare l'opposizione tra la concezione positivista della sociologia e i nuovi modelli interpretativi che provenivano dalla cultura tedesca a lui contemporanea.
Weber accoglie l'idea della specificità delle scienze umane: esse infatti non si occupano di 'cose" o di strutture sociali, ma di azioni umane, che come tali rimandano a un soggetto cosciente, in grado di compierle intenzionalmente e di conferire loro un certo significato.
Oggetto della sociologia, secondo Weber, sono in particolare le «azioni sociali», cioè quei comportamenti individuali che dal punto di vista soggettivo hanno un significato sociale, nel senso che sono influenzati dalla presenza di altri individui o da ciò che il soggetto agente si aspetta da loro. 


Le tipologie dell'azione sociale


Weber classifica le azioni sociali in 4 specifiche tipologie: 
  1. azioni strumentali, quando si tratta di azioni che il soggetto decide razionalmente di compiere in vista di un determinato scopo;
  2. azioni morali, quando il soggetto sceglie una cena azione guidato da un principio etico oppure da un valore; 
  3. azioni tradizionali, nel caso in cui si tratti di azioni che riflettono abitudini consolidate o regole sociali seguite in modo automatico; 
  4. azioni affettive, quando le azioni nascono da semplici bisogni emotivi del soggetto.
Contributi per la realizzazione di azioni sociali in favore di ...

La dottrina del "tipo ideale"

La necessità di interpretare i fenomeni sociali come il risultato dell'agire umano e del senso che gli individui danno alle azioni proprie e altrui non implica tuttavia, per Weber, la rinuncia al compito proprio di ogni conoscenza scientifica, ossia alla costruzione di modelli generali per spiegare un certo fenomeno. 

L'idealtipo nella ricerca sociale secondo Max Weber - laCOOLturaLe scienze umane procedono attraverso la costruzione di tipi ideali, cioè di modelli interpretativi generali, che il ricercatore elabora a partire dalla realtà empirica selezionando o accentuando determinati aspetti di questa realtà, al fine di creare una configurazione più unitaria e coerente. 
Il tipo ideale funziona quindi come un modello di riferimento rispetto al quale inquadrare i singoli casi, che si offrono all'osservazione e alla comprensione dello studioso; è utile per stabilire confronti e correlazioni, analogie e differenze tra i fenomeni oggetto di ricerca. 

La nozione di tipo ideale può essere efficacemente utilizzata anche in rapporto alla classificazione delle azioni sociali che poco sopra abbiamo schematizzato. 
Solo astrattamente esistono azioni °soltanto" morali, azioni 'soltanto" strumentali, e cosi via; le concrete scelte degli individui sono spesso una mescolanza di queste diverse categorie, che comunque restano valide. come criteri di riferimento, per comprenderle e interpretarle. 


La lettura weberiana della modernità

Animato dall'intento di comprendere il inondo in cui si trova a vivere, Weber cerca di interpretare il cambiamento che ha investito la società occidentale a partire dall'età moderna e che egli sintetizza nel concetto chiave di razionalizzazione. 
Con questo termine Weber intende il progressivo affermarsi, nella cultura occidentale, della consapevolezza che «tutte le cose possono - in linea di principio - essere dominate dalla ragione», ovvero che "se solo lo si volesse, si potrebbe sempre giungere a conoscenza". 
Questo processo si accompagna a ciò che l'autore definisce disincantamento del mondo, cioè al venir meno degli aspetti magici e religiosi della vita: la riduzione della realtà a un complesso di dati razionalmente comprensibili e tecnicamente manipolabili, e mette fuori gioco il concetto stesso di forze oscure e soprannaturali, ritenute superiori all'uomo e al suo potere di comprensione.

La modernità secondo Weber e Giddens - laCOOLturaSecondo Weber, il processo di razionalizzazione ha modificato profondamente l'esistenza umana, conducendo a un'organizzazione della vita sociale, la nascita della burocrazia e l'affermarsi dell'economia capitalista, che pianifica in modo sistematico l'attività produttiva, calcolando razionalmente gli investimenti in vista dei profitti.


EMILE DURKHEIM


Durkheim: il primato del sociale sull'individuale

Emile Durkheim | Sociologo Francese | Sulle Scienze Sociali
Per Emile Durkheim (1858-1917)  la fonte principale di questa distorsione è invece la tendenza, propria del senso comune, a spiegare i fatti sociali in termini individuali.
Per Durkheim,, bisogna partire dall'assunto che la società, con le sue istituzioni trascende l'individuo e gli sopravvive; non si tratta pertanto di ricondurre la dimensione sociale a quella individuale, ma piuttosto di riconoscere che sull'individuo operano "tendenze collettive", cioè condizioni o concezioni comuni all'intera società, in grado di guidare le sue azioni e i suoi pensieri, allo stesso modo.



Gli studi sul suicidio

All'esemplificazione di questa idea, Durkheim dedica la sua opera più famosa "II suicidio. Studio di sociologia (1897). "
Basandosi su una consistente raccolta di dati empirici e sull'uso sistematico, di strumenti statistici, Durkheim cerca di leggere il fenomeno delle morti volontarie, come un fatto eminentemente "sociale". 

Secondo Durkheim, si trasformano in "cause suicidogene" solo in presenza di condizioni sociali tali da rendere quelle circostanze intollerabili per l'individuo. 
Durkheim distingue a questo proposito 3 condizioni fondamentali: 

  1. quando l'integrazione sociale è debole e l'individuo finisce per far capo solo a se stesso, affermando «l'io individuale a danno di quello sociale», si verifica il cosiddetto suicidio egoistico.  
  2. quando l'individuo fatica a trovare la propria individualità e ripone la propria es-senza in un valore collettivo più alto, ad esempio in una fede religiosa, si ha il suicidio altruistico; 
  3. quando viene meno il potere morale della società di disciplinare le passioni dell'individuo, tanto che manca il giusto limite ai suoi desideri e alle sue aspirazioni, si verifica quello che Durkheim chiama suicidio «anomico»   

Questa classificazione è fatta su basi sociali: egoismo, altruismo e anomia non indicano disposizioni interiori delle persone, ma specifiche tendenze collettive in grado di agire dall'esterno sugli individui.

Antidepressivi sotto la lente d'ingrandimento: favorirebbero il ... 



Una strategia di difesa: l'appello alla solidarietà "organica"

L'homo duplex: individualismo e società in Émile DurkheimSecondo Durkheim, occorre partire proprio da qui, cioè dalla consapevolezza che sull'individuo operano tendenze collettive per attuare misure preventive nei confronti dei suicidi: è necessario  promuovere la coesione sociale, cioè la solidarietà e rafforzare la coscienza collettiva, definita dallo studioso come «l'insieme di credenze e di sentimenti comuni alla media dei membri di una società». 
Realizzare tutto questo è relativamente semplice nelle società preindustriali, caratterizzate da quella che Durkheim chiama solidarietà meccanica, fondata cioè sulla somiglianza di tutti i membri della comunità a un tipo sociale unico, e quindi sull'esistenza di individui Indifferenziati", paragonabili alle molecole dei corpi inorganici. 
Più complessa, invece, è la questione della solidarietà nelle società complesse, dove l'alto grado di differenziazione degli individui indebolisce inevitabilmente la coscienza collettiva, anche se questo non significa che una forma di solidarietà non sia possibile e che gli unici vincoli tra gli individui siano di tipo esteriore e contrattuale 

Nelle società complesse c'è una possibile tipo di coesione, definita da Durkheim solidarietà organica, fondata cioè sulla coscienza che la società è un organismo in cui, in virtù della divisione del lavoro, tutti sono mutuamente interdipendenti.

KARL MARX


Marx: un'analisi storico-sociologica

Karl Marx: biografia, filosofia, opere | Studenti.it
L'intento di Karl Marx è quello di realizzare un'analisi globale della realtà e della storia che spazi dalla filosofia all'economia alla politica, all'interno della quale, tuttavia, trovi spazio anche una precisa concezione della società. 
Marx parte dall'assunto che la storia umana, al di là di ogni rappresentazione più o meno idealizzata che se ne può fare, sia prima di tutto un evento materiale, i cui attori sono gli uomini impegnati nella produzione dei beni necessari al soddisfacimento dei loro bisogni.
Ogni epoca storica è caratterizzata da un determinato livello di sviluppo di ciò che Marx chiama forze produttive, ovvero gli uomini clic producono e i modi e i mezzi di cui si servono per farlo; a ogni livello di sviluppo corrisponde una precisa configurazione della società, al cui interno gli individui occupano posizioni diverse, determinate dal rapporto che intrattengono con la proprietà dei mezzi di produzione, rapporti di produzione. Marx chiama classe sociale ognuna di queste "posizioni", ovvero sono un complesso di individui che si trovano nella stessa posizione sociale rispetto alla proprietà dei mezzi di produzione.

Nell'età contemporanea, in cui si afferma il capitalismo come modo di produzione, ovvero l'investimento di capitali, cioè di ingenti somme di denaro, nelle attività produttive dell'industria conflitto contrappone in modo radicale e drammatico le due classi sociali sorte dalla rivoluzione industriale: la borghesia, proprietaria dei capitali investiti nell'industria, e il proletariato, la classe operaia che possiede solo la propria forza lavoro e quella dei figli. 


La classi dominanti e il dominio sulle idee

La stratificazione sociale: differenza tra classe e ceto ...La classe dominante esercita il suo potere, secondo Marx, anche sulle idee che circolano nella società in cui opera, perché essa dispone degli strumenti per affermare la propria concezione della realtà. Afferma Marx: "in ogni epoca, le idee dominanti sono sempre state solo le idee della desse dominante." 
La visione del mondo elaborata dalla desse dominante è in un certo senso 'prigioniera" della posizione sociale occupata da questa classe e degli interessi che le sono connessi, e quindi non può essere obiettiva. 
 Marx chiama ideologia la rappresentazione falsata della realtà, elaborata dai membri di una certa classe sociale per difendere i propri interessi e il proprio operato, ma presentata nella forma mistificatoria di una verità oggettiva e universalmente condivisibile. 

Il rovesciamento del dominio capitalista conseguente alla lotta di classe presuppone quindi anche lo smascheramento dell'ideologia borghese e l'acquisizione da pane della classe operaia di una piena consapevolezza di sé e della propria condizione di sfruttamento. 
La riflessione di Marx sull'ideologia mette in luce l'elemento decisivo da cui si genera la rappresentazione illusoria e distorta che abbiamo della società: la tendenza degli uomini a elaborare una visione della realtà condizionata dalla loro posizione sociale e dagli interessi a essa connessi. Con questa intuizione Marx offre un contributo importante alla nascita dello studio scientifico della società.  


AUGUSTE COMTE


Comte: l'inventore della sociologia

Auguste Comte: la legge dei tre stadi | Libero Emisfero
Tra coloro che videro con favore i cambiamenti in atto legati alla rivoluzione industriale c'è il filosofo  Auguste Comte, padre del Positivismo e della sociologia. 
Comte ritiene che l'umanità sia giunta a una tappa fondamentale della sua evoluzione, ovvero al momento dell'affermazione dello spirito scientifico, da lui definito positivo. 

Per spiegare e argomentare questa evoluzione, egli enuncia la cosiddetta legge dei tre stadi, facendo riferimento alla conoscenza umana e al suo tentativo di spiegare la realtà fisica e sociale.
Secondo questa legge nel corso della storia il cammino della conoscenza prende le mosse da uno stadio teologico, nel quale i fenomeni naturali e storico-sociali vengono spiegati come il prodotto diretto dell'azione divina. 
Nello stadio successivo, che Comte chiama stadio metafisico, prevale invece la tendenza a sostituire gli dei con entità astratte immanenti ai fenomeni e in grado di dirigerne il corso. 
Nello stadio positivo, quello a cui, secondo Comte, l'umanità è giunta, l'uomo perviene a
una conoscenza scientifica dei fenomeni, libera da influenze mitico religiose e dalla vana pretesa di individuare l'essenza profonda delle cose. 
Conoscere scientificamente gli eventi significa infatti sottoporre a osservazione i fenomeni, individuare tra essi relazioni costanti e infine formulare una legge.
Un approccio «positivo», secondo Comte, è efficace per affrontare lo studio di ogni realtà che si offra alla nostra osservazione, è efficace cioè tanto per i fenomeni naturali quanto per quelli storico-sociali. A questo proposito si parla del principio del monismo metodologico (dal greco mènos, aunos), secondo cui il metodo scientifico è unico, a prescindere dalla varietà degli ambiti a cui può applicarsi.


La sociologia come fisica sociale

Comte si rende conto che lo stadio positivo viene raggiunto da poche discipline, come matematica  e fisica, ma invece fatica ad affermarsi nella comprensione dei fatti storico-sociali.
La sociologia rappresenta la conoscenza positiva dei fatti sociali. Essa viene definita anche fisica sociale, suddivisa in due:
  • statica sociale
  • dinamica sociale 
Secondo Comte, la fisica sociale potrà consentire a politici e legislatori di pianificare scientificamente la loro attività e di riorganzzare su base su base razionale la società. Il dominio intellettuale e sociale della scienza permette di unire il genere umano sulla base di valori comuni e condivisi. Comte, verso la fine della sua vita,arriva ad annunciare l'avvento di una nuova religione "laica", in cui l'Umanità sarà il nuovo "essere supremo".

Auguste Comte-sociologo

martedì 24 marzo 2020

I PADRI FONDATORI DELLA SOCIOLOGIA


I "padri fondatori"

L'atteggiamento degli intellettuali nei confronti dei mutamenti storico-sociali prodotti dalla rivoluzione industriale non fu univoco. 
Alcuni vi colsero un pericoloso attentato ai valori morali e religiosi tradizionali, altri, invece, un'opportunità straordinaria per il progresso globale della civiltà. Altri denunciarono i costi umani spaventosi che l'industrializzazione comportava, auspicando una società in cui la ricchezza prodotta dal lavoro fosse distribuita con maggiore equità.
Da queste differenti posizioni nacque un vivace dibattito sulla società e prese le mosse la sociologia come disciplina autonoma. 
Tra i padri più importanti ricordiamo Comte, Marx, Durkheim, Weber e Pareto.

Sociologia della devianza: definizione, protagonisti, teorie


ALLE ORIGINI DELLA SOCIOLOGIA


Una scienza giovane e moderna 
Ad occuparsi del tema della sociologia ci sono stati anche altri pensatori dell'età antica, medievale e moderna, come per esempio Macchiavelli, Montesquieu. Si tratta di riflessioni marginali condotte all'interno di quadri teorici che non erano ancora finalizzati in modo specifico all'analisi della società. A partire dalla metà del XIX secolo, il sapere sociologico si costituisce come branca scientifica autonoma. Vengono anche costruite le prime cattedre universitarie della nuova disciplina e nascono anche le prime riviste specifiche: "l'american journal of sociology".
A Chicago, nel 1892 è nato il primo dipartimento di sociologia nella storia dell'università americana, e si afferma anche un'illustre scuola di pensiero e di ricerca, denominata "scuola di Chicago", che ha formato numerosi studiosi come Robert Park.
 
 
 
Una scienza figlia del mutamento
 
Il sapere sociologico costituisce la risposta intellettuale alle grandi trasformazioni tra il XVII e XIX secolo, investirono la civiltà  occidentale. Per certi aspetti, gli sviluppi della sociologia possono essere letti come una sorta di "autocoscienza" della modernità, ovvero come la società occidentale cercò di rappresentare se stessa dopo le tre grandi rivoluzioni che ne avevano scosso le fondamenta in ambito culturale, politico, economico.
 
 
  • Rivoluzione scientifica: la storiografia denomina il movimento di idee del 600, grazie a studiosi come Copernico, Keplero, Galilei e Newton, modificò l'immagine del mondo fisico tramandata dalla cultura antica, decretando l'abbandono della cosmologia geocentrico aristotelico-tolemaica e inaugurando una nuova prospettiva quantitativa e meccanistica per interpretare l'universo. Si ha anche una nuova percezione del mondo e dell'uomo.
  • Rivoluzione francese: decretò la fine non solo di un assetto politico-sociale, ma di ogni tentativo di legittimazione dell'ordine sociale fondato sull'autorità e sulla tradizione.  Valori come l'uguaglianza dei cittadini, la libertà di opinione e di espressione, la superiorità assoluta della legge, sono affermati nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadini, costituiscono il fondamento non solo delle attuali legislazioni degli Stati democratici, ma anche della nostra percezione quotidiana della convivenza civile, delle sue norme, delle sue funzioni e del suo valore.
  • Rivoluzione industriale: determinò la fine di un sistema produttivo secolare, ma anche mutamenti profondi nella struttura della società: ovvero, si creano nuove classi e nuove forme di stratificazione sociale; si modificano i tradizionali legami sociali; vengono stravolte consolidate modalità di vita e di interpretazione tra le persone.  La rivoluzione industriale obbligò la cultura a ripensare su nuove basi il problema della convivenza civile.
 
 
Dalla "comunità" alla "società"
 
Peter Berger afferma che prima della nascita della sociologia, la stessa idea dell'esistenza della società era tutt'altro che ovvia. Lui intende dire che la sociologia ha potuto nascere e affermarsi solo quando le modalità di aggregazione e di intersezioni tra gli esseri umani hanno assunto le caratteristiche tipiche che noi oggi ascriviamo al concetto di società.
Ferdinand Tonnies, autore di comunità e società. Con questi due termini designa le due modalità possibili di aggregazione sociale.
Secondo Tonnies, la comunità è caratterizzata da dimensioni contenute, da relazioni frequenti e significative tra i membri, da un comune modo di sentire di tutti coloro che vi appartengono. La famiglia, è il tipo paradigmatico di tale forma sociale, ma non certamente l'unico; essa si realizza anche nel villaggio o nella piccola città dove non sono ancora possibili rapporti di amicizia e di vicinato tra persona e dove le tradizioni, le culture vissute come pratica collettiva orientano spontaneamente la vita delle persone.
Nella comunità il lavoro e il possesso sono comuni, ognuno contribuisce alla parte che gli compete, inoltre non esiste la pratica del contatto.
Secondo lui, la società si forma quando gli aggregati umani diventano più vasti e gli individui vivono uno di fianco all'altro, senza alcun legame organico che li unisca. All'interno della società le relazioni tra le persone sono di tipo utlilitaristico, basate sulla reciprocità degli interessi.
Se nella comunità, Tonnis afferma che gli uomini sono uniti a dispetto di tutte le differenze; nella società essi restano irrimediabilmente distinti malgrado l'uguaglianza sancita dalla legge.
 
 




L'OGGETTIVITÀ DELLA SOCIOLOGIA


L'oggettività in sociologia

Una delle nazioni che colleghiamo al concetto di sociologia è quella di "oggettività". Oggettivo, nella nostra considerazione è ciò che è opposto a "soggettivo", a sua volta inteso come individuale, personale o dipendente dal punto di vista di chi giudica.



Pubblicità e controllabilità dei risultati

Il criterio che determina l'oggettività - e quindi la scientificità - di una conoscenza o di un complesso di conoscenze è dunque il carattere pubblico e controllabile del risultati ottenuti. 
Ciò, naturalmente vale anche per la sociologia: i risultai di una ricerca sulla delinquenza minorile in una grande città o di un'inchiesta sulla pratica religiosa in seno a una popolazione se sono stati ottenuti utilizzando le procedure codificate dalla comunità dei sociologi e se vengono resi di dominio generale tramite la pubblicazione su libri o riviste specializzate possono dirsi 'oggettivi'. anche se potrebbero, in futuro, essere smentiti o corretti da ricerche successive. 

La soggettività del ricercatore

La peculiarità dei fenomeni oggetto della ricerca sociale rischia di coinvolgere valori e orientamenti culturali del ricercatore, introducendo così un potenziale elemento di "soggettività" nell'edificio della ricerca. 
La stessa scelta di intraprendere un'indagine su un ceno fenomeno sociale - sia essa compiuta spontaneamente dal ricercatore o, come più spesso accade su committenza di qualcuno - presuppone una valutazione soggettivamente fondata, dell'interesse che quel determinato fenomeno.
La soggettività del ricercatore è ineliminabile, ma è anche ciò che dà alla ricerca uno spessore umanamente significativo. 
 

La disciplina dell'avalutatività

La necessità di comprendere l'agire umano in base al significato conferitogli dal soggetto che agisce comporta infatti che il ricercatore metta da pane i propri parametri personali di giudizio e si sforzi di separare la descrizione dei fenomeni sociali dalla loro valutazione.  
A questa autodisciplina intellettuale il sociologo Max Weber  ha dato il nome di avalutatività, che porta il sociologo a separare la descrizione dei fenomeni dal giudizio di essi.
 
 
 
 
 
 
 

IL SAPERE SOCIOLOGICO E L'ELABORAZIONE TEORICA


Il valore conoscitivo del sapere sociologico

La definizione di scienza che emerge sia dai contributi più recenti del dibattito epistemologico, sia dalla pratica degli specialisti dei diversi settori del sapere è quella di una conoscenza basata su: 
  • metodi di indagine empirici e sistematici; 
  •  uso consapevole di modelli teorici; 
  • pubblicità e controllabilità dei risultati ottenuti. 
La sociologia è una scienza empirica, cioè basata sulla necessità di verificare direttamente, tramite l'esperienza, la bontà e la plausibilità di un'idea o di un'opinione. 
La capacità della sociologia di "spiazzare" il senso comune, mostrando come le idee che le persone si formano sulla realtà sociale siano spesso empiricamente infondate.
Le concezioni sulla società radicate nel senso comune rappresentano spesso l'esito di un uso frettoloso e superficiale dell'induzione, cioè di quel procedimento logico grazie al quale ricaviamo da casi ed esperienze particolari affermazioni e conclusioni di carattere generale. 
 
 
 
L'elaborazione teorica in sociologia
 
Per intraprendere una ricerca occorre dunque avere chiara una teoria generale su ciò che si intende studiare, che guidi nella selezione di ciò che è significativo e importante prendere in esame. A questo si riferisce sostanzialmente il concetto di "momento teorico" in sociologia, precedente la raccolta dei dati empirici. 
In sociologia esiste uno stadio preliminare alla stessa elaborazione teorica, che consiste nell'assunzione di una prospettiva particolare di un quadro generale di sfondo entro il quale collocare teorie e dati, destinati altrimenti all'insignificanza. 
Il filosofo Thomas Kuhn ha chiamato paradigmi questi quadri di sfondo. 
Secondo lo studioso che per la verità ha in mente soprattutto le discipline fisico-matematiche  la storia di una scienza non procede per semplice accumulazione di nuove conoscenze, ma anche per mutamenti di paradigma che la comunità scientifica effettua periodicamente, quando, nel suo procedere, si imbatte in anomalie e problemi che non trovano soluzione all'interno dei quadri di riferimento fino a quel momento adottati. 
In sociologia i diversi paradigmi, ossia le differenti prospettive che gli studiosi adottano nello studio dei fenomeni sociali, generalmente coesistono senza annullarsi, benché uno in particolare possa godere, in un dato momento storico, di maggiore popolarità. I due principali paradigmi antagonisti, a cui possiamo ricondurre le diverse teorie sociologiche, sono:
  1.  il paradigma della struttura; 
  2. il paradigma dell'azione. 
Per il paradigma della struttura la "società" è un meccanismo dotato di leggi proprie, che funziona in modo totalmente indipendente dalle azioni e dalle scelte degli individui che la compongono, ai quali si impone forzatamente dall'esterno. Possiamo far risalire questo paradigma ai primi grandi classici della sociologia: Auguste Comte,  Émile Durkheim e Karl Marx.
 
Sostenitori del paradigma dell'azione ritengono invece che la società, con le sue norme, le sue usanze, i suoi modelli di comportamento, sia semplicemente il prodotto delle azioni e delle Interazioni tra gli individui, che ripetute indefinitamente si cristallizzano fino a diventare forme di vita istituzionalizzate. 
Perciò gli individui e il loro agire dotato di senso costituiscono sempre l'unità di misura della vita sociale, e compito della sociologia sarà proprio lo studio dell'agire sociale, nella molteplicità delle sue forme e dei suoi contesti. 
l'idea della sociologia come studio scientifico dell'agire sociale è stata sostenuta per la prima volta dal sociologo tedesco Max Weber .

UNA SCIENZA DELLA SOCIETÀ


Scienze della società e scienze della natura


L'opinione comune solitamente attribuisce valore di "scienza"  alle discipline fisico-matematiche, collegando a esse una serie di operazioni che siamo soliti associare al lavoro dello scienziato: osservazione, verifica, elaborazione di teorie previsione e controllo dei fenomeni. È a questo modello di scientificità che si uniforma la sociologia? Oppure utilizza procedure e criteri differenti?
 
Il modello di Comte
 
La necessità di modellare il sapere sociologico sui binari consolidati e rigorosi delle scienze naturali fu affermata da Auguste Comte, colui che fu l'iniziatore della sociologia. 
Nelle intenzioni di Comte, elaborare una 'scienza della società" aveva un significato ben preciso. Egli riteneva infatti che l'umanità fosse giunta a un momento cruciale della sua storia, caratterizzato dall'affermazione della mentalità scientifica in ogni ambito del sapere e della cultura. 
La sociologia rappresentava appunto il coronamento di questa estensione: secondo lo studioso, il suo compito consisteva, nell'applicare ai fenomeni sociali le procedure di tipo empirico(osservazioni,esperimenti, comparazioni) già collaudate nell'indagine sulla natura; e lo scopo ultimo della sua ricerca doveva essere quello di cogliere le leggi generali che governano la vita sociale, al fine di prevederne i futuri svolgimenti per utilizzarli a vantaggio della comunità. 

Questo modello rivelò presto i suoi punti deboli. L'idea di regole immutabili e non suscettibili di correzione, risulta poco plausibile anche nell'ambito delle scienze naturali. Inoltre paragonare la sociologia a discipline fisico-matematiche appare improprio sotto diversi aspetti:
  • gli esseri umani non sono molecole o corpi celesti, per i quali si può supporre una sicura costanza di comportamento e un totale controllo delle condizioni che ne consentono l'osservazione e la riproduzione in situazioni sperimentali;
  • gli esseri umani sono dotati della capacità di attribuire significati e scopi al loro agire

LA SOCIETÀ COME APPARTENENZA


La società come appartenenza

II secondo significato della socialità umana non pone l'accento sulla destinazione naturale di ogni individuo, ma sulla sua appartenenza sociale. 
L'esistenza umana non si svolge solo e genericamente in società", cioè in reciproca relazione con altre esistenze, ma in una società determinata, all'interno della quale l'individuo compie, nel breve spazio della sua vita, le esperienze comuni a ogni essere umano: 

crescere
imparare conoscere nuove persone
operare scelte autonome nel campo affettivo e in quello professionale
Questa società determinata non è soltanto l'ambito in cui tali eventi si producono, ma la condizione stessa della loro possibilità di manifestarsi: ogni esperienza di cui l'uomo è protagonista avviene all'interno di un contesto di norme, di valori, di modelli di azione e di valutazione socialmente de-terminati, al di fuori dei quali non potrebbe né accadere né essere compresa adeguata-mente 
La consapevolezza di questo aspetto a rappresentare la specificità della sociologia, lo "sguardo" particolare con cui il sociologo si rapporta al mondo umano e alla molteplicità delle situazioni in cui questo si articola.

L’immaginazione sociologia

  • Cos’è ?  
La socialità caratterizza l'essere umano e a cui si rivolge specificamente lo sguardo del sociologo va intesa principalmente come appartenenza di ogni uomo a un contesto sociale determinato, che struttura in profondità la sua esperienza di vita. Il senso di questa appartenenza presuppone la capacità di identificare la "società" con un'entità a sé stante, isolandola dal contesto degli eventi quotidiani e personali in cui siamo immersi. Il sociologo statunitense Charles Wright Mills chiama questa capacità I'immaginazione sociologica: in virtù di essa ogni uomo può arrivare a comprendere se stesso come «punto di intersezione tra biografia e storia», cioè a cogliere, oltre alla trama delle sue vicende personali, l'ordito dei più ampi quadri storico istituzionali in cui le sue vicende personali si collocano.



  • A cosa serve ?

Due sono, per l'autore le implicazioni più significative di questa capacità immaginativa: 
  1. saper collocare gli eventi in un determinato contesto sociale; 
  2. saper leggere più lucidamente le proprie vicende personali.
L’immaginazione sociologica consente di intervenire sulle cognizioni spesso superficiali che l'uomo tende a elaborare su se stesso e sull'ambiente in cui vive.
L'immaginazione sociologica ha, secondo l'autore, un ulteriore importante effetto: la capacità di educare le persone a leggere le proprie esperienze individuali con maggiore lucidità e profondità, cogliendo in esse, al di là del loro darsi immediato, l'emergere di temi e problemi di interesse pubblico.
L’immaginazione  sociologica permette all'individuo di trasformare il disagio In consapevolezza attiva, capace di orientare il suo pensiero e il suo agire in direzioni ragionevoli. 
All'interno dello scenario sociale da cui non può prescindere l'individuo resta comunque soggetto attivo delle sue scelte, e anzi contribuisce con esse a dare forma al mondo sociale in cui vive.




COMPITI

Domande a pag. 316 Quale idea accoglie da Durkheim il funzionalismo? Il funzionalismo accoglie da Durkheim l'idea del primato del...