lunedì 4 novembre 2019

ANTROPOLOGIA INTERPRETATIVA: CLIFFORD GEERTZ


L'antropologia interpretativa di Clifford Geertz

Nel 1973 Geertz ha pubblicato una raccolta intitolata "Interpretazione di culture" che presenta alcuni resoconti etnografici sulle società di Bali e Giava e alcuni testi riguardo alla sistemazione teorica all'approccio interpretativo.
Geertz, piuttosto che interessarsi per le generalizzazioni teoriche, ha sempre preferito fare etnografia.
Essa, oltre ad essere un insieme di tecniche e procedure quali intervistare gli informatori, osservare i rituali... richiede una "descrizione densa". La descrizione è densa quando è consapevole che i dati raccolti sono le interpretazione che l'antropologo dà delle interpretazione degli altri. Lui non crede nell'immediatezza del dato etnografico e ritiene impossibile separare l'esposizione dei fatti veri e propri dalla loro interpretazione. Secondo Geertz la pluralità delle interpretazioni non è un limite, bensì mostra la complessità e varietà del mondo umano. Un'altra caratteristica dell'etnografia è la narrazione scritta, infatti Geertz ritiene l'antropologo un conservatore di significati.
Lui dice che l'uomo è un animale molto vario: l'etnografia è la scrittura di questa diversità. L'uomo dunque si differenzia dagli altri animali per la sua diversità culturale, adattata in modi differenti agli ambienti più vari; contrariamente agli altri animali che affrontano i problemi producendo lo stesso tipo di risposte geneticamente predeterminate.

FUNZIONALISMO ANTROPOLOGICO: MALINOWSKI


Malinowski: il lavoro sul campo


Bronislaw Malinowsi è considerato il massimo esponente del funzionalismo antropologico, un punto di vista che colleg ala funzione della cultura ai bisogni biologici dell'uomo. Lui fu un emigrante culturale come Boas: nacque in Polonia nel 1884, poi visse e lavoro prima a Londra e dopo negli USA. Dal 1914-1918 visse nelle isole Trobriand e questa esperienza sul campo lo ispirò per due sue opere: "Argonauti nel Pacifico occidentale" (1922) e "La vita sessuale dei selvaggi della Melanesia nord-occidentale" (1929). Lui si immerse completamente nella vita sociale degli indigeni della Nuova Guinea, cercando di non fermarsi alle apparenze e di capire la funzione sociale di tutte le usanze. Nel primo saggio per esempio, Malinowski descrisse il "kula", una forma di scambio cerimoniale sia di cose utili come cibi e bevande che di oggetti come collane e bracciali di conchiglie. Lui rivelò il significato economico e sociale di questa usanza tribale, scoprì che serviva a promuovere la solidarietà sociale e a stabilire il principio di reciprocità, alla base degli isolani.
Nel 1944 dopo la sua morte fu pubblicato il testo "Teoria scientifica della cultura" in cui espone i fondamenti teorici del funzionalismo.



La cultura come risposta alla biologia

In "Teoria scientifica della cultura " Malinowski presenta la sua interpretazione funzionalista del concetto di cultura. Secondo lui per capire cos'è la cultura bisogna collegarla all'uomo biologico e ai suoi bisogni, occorre comprendere qual è la sua funzione. Per ogni bisogno biologico esiste una soluzione culturale più efficace di quella naturale i fini di conservare la specie, perché la cultura ha la principale funzione di proteggere la specie.
Alcuni esempi di strumenti che hanno la stessa forma e dimensione in più o meno tutte le culture ma diversa funzione posso essere il bastone da scavo oppure l'arco.

PARTICOLARISMO CULTURALE: FRANZ BOAS


I classici dell'antropologia 

Franz Boas (1858-1942) è stato il caposcuola dell'antropologia statunitense e maestro di una brillante generazione di antropologi. Lui è di origine tedesca e studiò matematica e fisica in Germania, si appassionò alle scienze umane  in Canada. Alla fine dell'Ottocento si trasferì negli USA e si dedicò allo studio dei "Pueblos". Boas è stato lo studioso che ha fatto di più per la conoscenza e la conservazione delle lingue dei nativi americani: ne parlava moltissime e di una decina raccolse e pubblicò le regole grammaticali.
Il suo motto era "Tutti sul terreno!", perché egli utilizzava un metodo di ricerca induttivo sul modello delle scienze naturali che è il seguente:

  • osservazione diretta di fatti concreti
  • raccolta e analisi dei dati 
  • elaborazione di teorie e leggi.

Verso il relativismo culturale 

Boas studiò le società degli indiani americani del nord-ovest in tutti i loro aspetti. Celebri le sue analisi del potlach, una singolare cerimonia di cui Boas rivelò il significato economico e sociale.
Il Potlatch è un esempio di economia del dono, in cui gli ospitanti ostentano la loro ricchezza e la loro importanza attraverso la distribuzione dei loro possessi, spingendo così i partecipanti a contraccambiare quando terranno il loro Potlatch. Contrariamente ai sistemi economici mercantilistici, infatti, nel Potlatch l'essenziale non è conservare e ammassare beni, bensì bruciarli, distruggerli, dilapidarli. La logica dell'economia di mercato è quindi completamente invertita.
Ogni cultura, secondo Boas, possiede delle peculiarità che la rendono unica e irriducibile a uno schema universale come quello degli stadi evolutivi. Questa impostazione è stata definita particolarismo sociale: ogni cultura deve essere studiata e compresa in  relazione allo specifico ambiente in cui si sviluppa. Esso è la premessa del relativismo culturale, una concezione secondo cui tutte le culture hanno una loro validità e non ha senso valutarle secondo parametri prodotti da culture che si ritengono migliori di altre. In questo caso si parla di etnocentrismo, la tendenza a interpretare ogni cosa secondo il punto di vista della propria cultura, perché ritenuta superiore alle altre. 


Cultura e personalità 

La scuola antropologica di "Cultura e personalità" fiorì negli USA negli anni '30 grazie agli allievi di Boas. Tra i più importanti ricordiamo

  1. Abram Kardiner
  2. Ralph Linton
  3. Ruth Benedict
  4. Margaret Mead
Questi autori concepirono la cultura come un sistema di comportamenti che caratterizza un determinato ambiente sociale, trasmesso da una generazione all'altra attraverso "l'inculturazione". Secondo loro, un denominatore comune che condividono tutti i membri di una stessa cultura, è la personalità di base, costituita da una serie di comportamenti acquisiti durante l'infanzia e l'adolescenza.


sabato 2 novembre 2019

IL MATERIALISMO CULTURALE: MARVIN HARRIS


Il materialismo culturale di Marvin Harris

Marvin Harris è stato il principale esponente del materialismo culturale, che viene fortemente influenzato

  • dal materialismo storico, teoria di Karl Marx (1818-1883) secondo cui l'uomo si distingue dagli altri animali per l'attitudine a lavorare e produrre;
  • dalla selezione naturale di Darwin;
  • dalla psicologia comportamentista di Malthus (1776-1834) secondo cui c'è un forte squilibro tra popolazione e risorse disponibili.
Alla base del materialismo culturale c'è una visione naturalistica dell'Homo sapiens: l'uomo viene visto come insieme di bisogni, pulsioni, preferenze, comportamenti, fattori genetici come sesso, sonno, fame, malattie, processi metabolici...
Il principale strumento dell'uomo per sopravvivere è la cultura, definita come l'insieme delle risposte umane alle sfide lanciate dall'ambiente.



DUE ORIENTAMENTI DEL SECONDO '900


Due diverse prospettive 

L'antropologia fino alla seconda metà del '900 ha sempre avuto una natura bivalente con elementi scientifici e umanistici.
La natura ambivalente dell'antropologia deriva dall'uomo che può essere considerato in due modi diversi che sono rispettivamente all'origine di due tradizioni di ricerca alternativi dell'epoca:

  • prospettiva materialista
  • prospettiva interpretativa
Il primo programma di ricerca aspira a conseguire lo stesso tipo di oggettività delle scienze naturali: cerca di dare una spiegazione materiale e scientifica dei comportamenti culturali diffusi nella specie umana ad esempio per la politico, per l'arte, la religione, gli usi e costumi... La cultura è estremamente legata alla costituzione materiale dell'uomo e il massimo esponente del materialismo culturale è Marvin Harris (1927-2001).

Il secondo programma di ricerca è più vicino al sapere filosofico e letterario e trae le sue origini da Franz Boas. Gli antropologi interpretatici cercano di portare alla luce i significati dei comportamenti culturali, contestualizzandoli in una prospettiva emica, ovvero cercando di cogliere il punto di vista del nativo, perché ogni cultura è un mondo a sé che può essere descritto e interpretato ma non spiegato. Il massimo esponente dell'antropologia interpretativo è Clifford Geertz (1926-2006). 




















ANTROPOLOGIA STRUTTURALE: LEVI-STRAUSS


Risultati immagini per levi-straussLévi-Strauss

L'antropologia strutturale è l'insieme di teorie che individuano le strutture sociali, ovvero quegli elementi ricorrenti e universali che sostengono e orientano, come i comportamenti sociali umani alla base di tutte e culture.
Claude Lévi-Strauss (1908-2009) ne è il massimo esponente. Nella sua prima opera rilevante "Le strutture elementari della parentela" (1949) nel quale svolge diversi analisi dei rapporti di parentela cercando una risposta per le seguenti domande:

  • Che cosa distingue gli uomini dagli animale? 
  • Dove si colloca la linea di confine tra natura e cultura? 
L'autore ritiene che questa linea di confine risieda nella creazione di legami di affinità conseguenti al matrimoni, che si aggiungono a quelli naturali di filiazione (genitori-figli) e di consanguineità (fratelli); l'insieme di questi 3 legami è l'atomo di parentela.


Divieti e obblighi

Lèvi-Strauss fonda la metodologia di analisi strutturalista, ovvero una ricerca di elementi universali nella varietà delle produzioni culturali umane condotta con strumenti logico-matematici. 
La parentela è una costruzione culturale, perché ogni società classifica e attribuisce diversi significati ai legami di parentela. Esistono però delle leggi universali che valgono in tutte le società, per esempio il tabù dell'incesto, che proibisce l'unione sessuale con parenti stretti. Di conseguenza si verifica l'esogamia, ovvero la regola matrimoniale che impone di sposarsi al di fuori del proprio gruppo. Il contrario è l'endogamia, che indica le unioni che avvengono all'interno del gruppo. 
Egli studiò che sono le donne a spostarsi nella tribù del loro futuro marito e si parla quindi di uno "scambio di donne", che ha la stessa funzione dello scambio linguistico e dello scambio di merci: serve a mettere in contatto diversi da ampliare la loro rete di relazioni sociali e far progredire la cultura. 



Sposarsi per sopravvivere

Il matrimonio esogamico si è imposto in tutte le società perché stabilisce rapporti e alleanze di vario tipo che garantiscono la sopravvivenza del gruppo sociale. 
Secondo Tylor se gli umani nella preistoria non volevano più vivere nel timore di essere uccisi dagli esterni, dovevano sposarsi con gli esterni con lo scopo di stabilire nuove alleanze.
Lévi-Strauss individua nel tabù dell'incesto l'elemento di mediazione tra natura e cultura perché pur essendo una creazione umana, ha l'universalità e l'obbligatorietà delle leggi della natura. 




COMPITI

Domande a pag. 316 Quale idea accoglie da Durkheim il funzionalismo? Il funzionalismo accoglie da Durkheim l'idea del primato del...